[#Empatia o travolgimento emotivo?] Quando sentire l’altra persona diventa perdersi
Essere empatici non significa farsi risucchiare nel vortice emotivo.
Eppure, spesso succede. Specialmente a chi ha un’alta sensibilità o lavora nelle #relazioni.
#Goleman, nel suo celebre libro sull’Intelligenza Emotiva, parla di padronanza del sé e di come l’empatia è la capacità di sentire ciò che l’altra persona prova restando consapevoli che quella emozione non è nostra.
Ma quando l’empatia perde i confini, non sei più d’aiuto.
– Capire le emozioni, non vuol dire assorbirle.
– Essere presenti, non vuol dire salvare l’altra persona.
– Accogliere, non vuol dire annullarsi.
In ambito lavorativo questo si traduce in burnout empatico (tipico delle professioni d’aiuto e HR). Causato da eccessivo coinvolgimento nei conflitti altrui e difficoltà a prendere decisioni per paura di ferire.
Ne consegue confusione tra supportare e compensare.
Come puoi allenare una empatia sana?
Fai attenzione ai segnali del tuo corpo e al senso di svuotamento, probabilmente stai assorbendo troppo.
Impara a dire “Capisco cosa provi” senza farlo pesare su di te. Ricorda: sei lì per accompagnare, non per sostituirti.
Un/a collega ha bisogno di sfogarsi? Sì, ascolta. Ma poi torna a te. Non è egoismo. È #responsabilità.
L’empatia efficace non è fusione, è presenza lucida. Chi si annulla per comprendere l’altro… smette di aiutare davvero. ❤️